Virabhadrasana III – La posizione di Virabhadra

Descrizione


Una pratica di hatha yoga basata sullo scioglimento delle strutture del bacino per poter giungere ad eseguire la posizione di virabhadrasana III, in una sua variante semplificata. Si tratta di una postura in equilibrio su una gamba sola e, il fatto di non estendere le braccia in avanti bensì di mantenerle con i palmi delle mani uniti al petto, rende più semplice e maggiormente gestibile il mantenimento dell’equilibrio. L’asana richiede in ogni caso una buona libertà delle anche per poter sollevare un arto inferiore all’orizzontale.

ETIMOLOGIA E SIMBOLOGIA

Virabhadra è il nome che prende il dio Shiva quando assume una delle sue forme terrifiche. Vira letteralmente significa “eroe”, mentre bhadra significa “bendetto”, “propizio”, “degno di lode”. Asana significa “posizione”. Il modo più corretto per tradurre il termine sanscrito è quindi “posizione di Virabhadra” ma, facendo riferimento al significato del termine vira, l’asana viene comunemente chiamato come “posizione dell’eroe”. Virabhadra, secondo la mitologia, è un grande guerriero che emerge dalla terra proprio nel punto in cui il dio Shiva, irato, aveva scagliato un suo ricciolo di capelli, in seguito alla morte della sua consorte Sati.

Virabhadrasana III fa parte delle posizioni di equilibrio e, insieme, di flessione dell’anca.

BENEFICI

La posizione di Virabhadra:

  • lavora sulla mobilità delle anche;
  • permette di rafforzare le strutture a livello della caviglia e del piede (il piede che rimane in appoggio a terra si trova infatti a dover sostenere il peso di tutto il corpo);
  • tonifica la muscolatura delle gambe;
  • con la pratica, progressivamente, l’asana consente di migliorare il proprio senso dell’equilibrio, non solo fisico, ma anche mentale, poiché per vivere l’equilibrio su un piede solo, è necessario mantenere una stabilità psichica, una quiete mentale. Questa attitudine, se coltivata con costanza, può portare ad alleviare stress, ansia e tensione nervosa;
  • migliora la stabilità mentale anche grazie al mantenimento della fissità dello sguardo, fondamentale per mantenere l’equilibrio in postura.

 

PRECAUZIONI

  • In caso di difficoltà a vivere l’equilibrio su una gamba sola, per evitare di cadere a terra, sarà bene cominciare ad eseguire la posizione vicino ad una parete. Se si esegue l’asana sollevando la gamba destra, ci si posizionerà con il fianco sinistro vicino al muro. Non è necessario appoggiarsi completamente alla parete ma, piuttosto, questa verrà utilizzata come sostegno solo in caso di perdita di equilibrio. In questo modo è possibile progredire nella ricerca della stabilità. Spesso il semplice fatto di sapere che si è vicini ad un sostegno rende l’equilibrio un poco più semplice.
  • La variante della posizione vicino alla parete è consigliata anche in caso di pressione bassa, per evitare cadute dovute a improvvisi giramenti di testa o offuscamenti della vista: se questo dovesse capitare durante l’esecuzione dell’asana, è necessario sciogliere con attenzione la postura, rimanendo sempre appoggiati alla parete, portarsi sdraiati e sollevare le gambe verso l’alto, mantenendole appoggiate al muro per poterle rilassare completamente. Mantenere il tempo necessario e fare sempre un passaggio con la schiena a terra in shavasana, prima di tornare nella posizione in piedi.
  • Si sconsiglia di eseguire la posizione in caso di problematiche alle strutture del ginocchio e/o delle anche.
  • In caso di iperestensione del ginocchio, è consigliabile eseguire l’asana mantenendo la gamba in appoggio leggermente flessa.

 

ESECUZIONE

– Dalla posizione di tadasana, con i piedi uniti e le braccia lungo il corpo, posizionare il bacino in retroversione, attivando la muscolatura glutea e addominale, invitando il coccige a scendere dolcemente verso il basso, in direzione dei talloni, mentre il pube è invitato a risalire verso l’altro, verso il petto. In questo modo si contrasterà più facilmente il desiderio di inarcare la zona lombare una volta assunta la posizione.

– Arretrare leggermente la nuca per distendere il tratto cervicale, conservando il mento vicino alla gola.

– Spostare il peso del corpo sull’arto inferiore destro.

–  Con un’inspirazione portare le mani unite al petto, le dita tra loro separate, i pollici in appoggio tra i due seni.

– Appoggiare lo sguardo su un punto fisso davanti a sé e conservare l’addome tonico: queste sono due azioni che consentiranno più facilmente il mantenimento dell’equilibrio. La pianta del piede destro è bene salda, ancorata a terra.

– Con una successiva inspirazione cominciare a flettere il busto in avanti mentre, nello stesso tempo, si solleva la gamba sinistra tesa indietro, con il piede in flessione plantare. Portare il busto e l’arto inferiore sinistro all’orizzontale, paralleli al pavimento.

– Lo sguardo, in modo graduale e seguendo lo spostamento del capo nello spazio, arriverà ad appoggiarsi davanti alle dita del piede in appoggio a terra.

– Il piede destro, in appoggio a terra, è bene stabile; i muscoli della coscia attivi per mantenere il ginocchio destro il più possibile disteso. Per lo stesso motivo, anche la coscia sinistra rimane attiva.

– Una volta sistemato il corpo all’orizzontale, mantenere la postura per diversi respiri, facendo attenzione al posizionamento del bacino, che deve rimanere parallelo al pavimento, senza che l’anca sinistra si sollevi verso l’alto. L’apertura dell’anca sinistra in questo caso consentirebbe più facilmente e comodamente di portare la gamba sinistra più in alto, ma si perderebbe il lavoro di distensione e allungamento dei flessori dell’anca.

–  Per sciogliere, espirando, riportare con un solo movimento il tronco verticale e la gamba sinistra accanto alla destra.

– Espirando riportare le braccia lungo il corpo.

– È consigliato rimanere per qualche respiro in ascolto nella posizione di tadasana, osservando i cambiamenti che la postura ha prodotto a livello psico-fisico e le eventuali differenze tra una parte e l’altra del corpo.

–  Successivamente eseguire tutto dall’altra parte, spostando il peso sull’arto inferiore sinistro per sollevare la gamba destra.

VARIANTI

La posizione completa di virabhadrasana III prevede che le braccia siano allungate ai lati della testa ed esistono due varianti che riguardano, più nello specifico, la posizione delle mani. Queste varianti si possono anche assumere una volta che il busto e la gamba sono all’orizzontale, partendo dalla posizione di virabhadrasana con le mani unite al petto:

  • estendere le braccia in avanti, ai lati della testa e unire i palmi delle mani. Cercare di conservare i gomiti distesi e le braccia molto in alto, mantenendo l’arretramento della nuca;
  • estendere le braccia in avanti e, se il piede sinistro è in appoggio terra, sovrapporre le mani portando il palmo della mano destra sopra al dorso della mano sinistra.

Se soffri di una qualunque di queste problematiche o, più in generale, se qualcosa non ti è chiaro nelle spiegazioni, non rischiare di farti male praticando, contatta un insegnante qualificato della scuola.

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VIRABHADRASANA III – La posizione di Virabhadra (variante con le mani in anahata mudra)00:27:46

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