I ciechi e l'elefante

Penso che dovremmo prenderci del tempo per mettere in pratica ciò che pensiamo di poter insegnare agli altri. C'è in tutti noi un grande piacere nel dispensare consigli e avvertimenti e raccomandazioni, ma vivere e conoscere se stessi e il mondo con maggiore, pazienza, gentilezza, e capacità di comunicare con  amore è altra cosa. Il rischio di essere e sentirci frammentati, divisi è sempre molto alto. Non è facile avere in primis di noi stessi una visione che sia  integra. Come fare? Dedicarsi ogni giorno un po' di tempo.Meditazione è medicazione. Cura. Un tempo silenzioso, vissuto con un'attenzione interiore piuttosto compassionevole che  ci permetterà di sentirci parte di un tutto e allora l'altro saremo noi, perchè saremo diventati chi siamo veramente.
La realtà è come un elefante. Come si può bene vedere ognuno di noi, che è cieco, ne tocca solo una porzione e crede di averne toccato il tutto. Ci occorre integrare le parti a noi sconosciute, senza giudizio e tanta self-compassion
Questa breve favola può aiutarci a comprendere meglio.
C’erano una volta sei saggi che vivevano insieme in una piccola città.
I sei saggi erano ciechi.
Un giorno fu condotto in città un elefante. I sei saggi volevano conoscerlo, ma come avrebbero potuto essendo ciechi?
“Io lo so”, disse il primo saggio , “ lo toccheremo.”
“Buona idea”, dissero gli altri ,”così scopriremo com’è fatto un elefante.”
I sei saggi cosi andarono dall’elefante.
Il primo saggio si avvicinò all’animale e gli toccò l’orecchio grande e piatto. Lo sentì muoversi lentamente avanti e indietro, producendo una bella arietta fresca e disse: “L’elefante è come un grande ventaglio”.
Il secondo saggio invece toccò la gamba: “Ti sbagli. L’elefante è come un albero”, affermò.
“Siete entrambi in errore”, disse il terzo. “L’elefante è simile a una corda”. mentre gli toccava la coda.
Subito dopo il quarto saggio toccò con la mano la punta aguzza della zanna. ”Credetemi, l’elefante è come una lancia”, esclamò.
“No, no”, disse il quinto saggio “che sciocchezza!” , “l’elefante è simile ad un’alta muraglia”, mentre toccava il fianco alto dell’elefante.
Il sesto nel frattempo aveva afferrato la proboscide. “Avete torto tutti”, disse, “l’elefante è come un serpente!”
“No, come una fune”.
“No, come un ventaglio”.
“Come un Serpente!”
“Muraglia!”
“Avete torto!” “No ho ragione io!”
I sei ciechi per un’ora continuarono a urlare l’uno contro l’altro e non riuscirono mai a scoprire come fosse fatto un elefante!

Buona pratica di Mindfulness!

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