Yoga per la terza età

L’anzianità

Il concetto di anziano è molto cambiato nel corso degli ultimi anni: oggi, una persona di 60 anni, spesso ne dimostra di meno, è come se ne avesse 50. Anche le aspettative di vita sono cambiate. Però, nonostante tutto, è inevitabile che le funzioni vitali e, in particolare, le abilità

  • cognitive
  • cardiache
  • nervose
  • polmonari
  • viscerali

diminuiscano di efficacia, così come si modifica il tono muscolare diminuendo, mentre aumentano i dolori a carico del sistema articolare, a causa dell’usura naturale delle cartilagini. Non va sottovalutato nemmeno il problema legato alle possibili cadute, per instabilità o a causa di fratture da osteoporosi (quest’ultimo caso è legato soprattutto al sesso femminile).

Le quattro fasi della vita

In generale, l’inizio dell’invecchiamento corrisponde a un momento dell’esistenza in cui si tende a rallentare, se non su tutti, su molti fronti. Lo yoga si inserisce molto bene in questo momento della vita di ogni essere umano che rappresenta una fase delicata, soprattutto psicologicamente, poiché simboleggia la porta da oltrepassare per avvicinarsi sempre più consapevolmente alla fine della vita. A questo proposito, è interessante sapere che, in ambito in indù, si parla di quattro fasi della vita, i quattro Ashrama:

  • Brahmacharia è la prima fase, quella che corrisponde all’apprendistato. Si lascia la propria casa e la famiglia d’origine per diventare studenti, vivendo in comunità con il maestro di riferimento. Dura fino a ai 25 anni circa.
  • Garhasthya è la seconda fase, corrispondente al momento in cui si diventa padri di famiglia e si inizia a lavorare.
  • Vanaprastha è la terza fase, quella dell’eremitaggio, che dura fino ai 50 anni, cioè, si dice, “quando la pelle si increspa e i capelli iniziano a diventare bianchi”. È il momento in cui si può lasciare la casa d’origine con la propria moglie per andare a vivere nella foresta, isolandosi per meglio concentrarsi e allontanandosi dagli affetti e dagli attaccamenti in generale.
  • Samnyasa è la quarta e ultima fase, quella della rinuncia: la vita come capofamiglia è terminata e si lascia tutto e tutti per vivere da soli nella foresta, dove il tempo trascorre in meditazione e preghiera.

La forza della pratica

La terza età rappresenta un momento particolare anche rispetto all’umore che, spesso, è variabile, tendente alla malinconia, alla nostalgia per la vita trascorsa e nei confronti della esistenza stessa. Si innescano più facilmente modalità depressive, di tristezza e, se non si sono intrapresi percorsi dedicati ad aumentare la gestione dello stress sia a livello fisico che psicologico - come appunto percorsi di movimento, di meditazione o di Mindfullness - diventa più difficile iniziare a prendersi cura della propria reattività e sradicare i miti personali. Diminuisce la memoria e, a volte, si incontrano difficoltà in ambito cognitivo. Forse non si crede ancora abbastanza che proprio la pratica stessa possa far emergere quella gioia di sentirsi ancora vivi e connessi con se stessi e gli altri; diventa di fondamentale importanza inserire una novità nella propria vita, iniziando per esempio ad introdurre un’attività, come può essere lo yoga, che può portare giovamento anche alla neuro plasticità cerebrale.

Sentirsi parte di un gruppo

La pratica dello yoga per gli over 60 porta con sé anche un altro elemento importante, che è quello del gruppo, della relazione sociale con gli altri. Praticare insieme ad altre persone della stessa età o quasi, scambiare due chiacchiere prima e dopo la lezione, bere un te’ insieme sulla strada del ritorno, confrontarsi per sentirsi meno soli… può fare davvero bene.

Come cominciare?

Se non si è mai stati molto atletici, si può iniziare con uno yoga semplice, adatto a tutti e, in particolare, indicato per chi ha più di 60 anni. Uno yoga soft, non troppo impegnativo, ma che mobilizzi la colonna vertebrale pe mantenerla in attività. Tutti gli esercizi possono essere eseguiti a terra, sul proprio tappetino, oppure su una sedia, in caso di difficoltà o problematiche che impediscano lo sdraiarsi. In particolare, l’utilizzo della sedia è indicato se si hanno problemi alle articolazioni delle ginocchia, oppure alle anche. Si utilizzano coperte, cuscini, cinture per arrivare là dove, magari, una certa rigidità dovuta all’età, non permette di giungere. In poco tempo, se non si riusciva più ad allacciarsi le scarpe, si potrà tornare a farlo, con una grande gioia e soddisfazione di se stessi.

Benefici, benefici e ancora benefici

Si diventa nuovamente flessibili e, partendo dal corpo, si arriverà ad influenzare positivamente anche gli atteggiamenti mentali che tendono a diventare più rigidi con l’età che avanza. Una attenta e corretta respirazione durante la pratica unita al movimento lento e consapevole, porteranno benessere già dalla prima seduta. Si recupereranno energia e vitalità, sciogliendo tensioni fisiche e mentali. Potrebbe essere interessante e insieme importante, introdurre anche la meditazione che, oltre a regalare momenti di quiete e di ascolto di se stessi, allena la pazienza, la quiete e l’accettazione della vita stessa.


Articolo scritto da L. Dajelli, fondatrice della Scuola di Yoga Rhamni e insegnante di yoga 

 

 

 

 

 

 

 

 

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